Zola l’idealista: Anatomia del naturalismo letterario tra guerra e società

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Émile Zola tra ritratto e storia: il volto dello scrittore si staglia su uno sfondo di guerra, richiamando i temi centrali de La Débâcle e del ciclo Rougon-Macquart.

Un’analisi critica del saggio di B.W. Wells su Émile Zola (1893), che ne esplora il paradosso tra naturalismo e impulso poetico, culminando in “La Débâcle”, capolavoro che trascende la teoria.

Indice

  1. L’ambizione letteraria di Zola e il progetto dei Rougon-Macquart
  2. Il paradosso del naturalismo: scienza, poesia e realtà
  3. “La Débâcle” come epopea del disincanto francese
  4. Critiche, ricezione e lascito del naturalismo zoliano

1. L’ambizione letteraria di Zola e il progetto dei Rougon-Macquart

Quando Émile Zola pubblica la prefazione a La Fortune des Rougon, venticinque anni prima della conclusione del ciclo con Docteur Pascal, annuncia un progetto titanico: narrare, attraverso diciannove romanzi, la “storia naturale e sociale di una famiglia sotto il Secondo Impero.” Il modello è scientifico, quasi clinico, e si ispira apertamente alla fisiologia e alla psicopatologia, secondo la celebre formula di Taine che vede in virtù e vizio prodotti chimici, come lo zucchero e il vetriolo. Ma Zola, più radicale di Taine stesso, assume questa visione come dogma e crea personaggi il cui destino è modellato da ereditarietà e ambiente, in una perfetta equazione determinista. Eppure, come nota B.W. Wells nel suo saggio del 1893, c’è un paradosso fondamentale: Zola, nel tentativo di aderire al naturalismo più rigido, finisce spesso per superarlo, contaminandolo con impulsi lirici e slanci poetici che lo rendono, paradossalmente, un idealista. Dai mercati parigini de Le Ventre de Paris ai bassifondi di L’Assommoir, fino alle miniere di Germinal e alla battaglia di La Débâcle, Zola offre una Francia molteplice, stratificata, viva: una microcosmografia della società ottocentesca.

2. Il paradosso del naturalismo: scienza, poesia e realtà

Il metodo zoliano, così come teorizzato ne Le Roman Expérimental, mira alla scientificità: ogni romanzo è un esperimento condotto su un personaggio condizionato da una patologia ereditaria o da uno stimolo sociale. Tuttavia, nota Wells, la coerenza teorica viene presto sopraffatta dall’istinto letterario: Zola, osservatore meticoloso, si trasforma in poeta della carne e del fango, della sofferenza e della redenzione. Ciò emerge soprattutto nella rappresentazione del linguaggio popolare, spesso grezzo e brutale, specchio fedele della condizione proletaria. Ma proprio questa fedeltà al reale solleva interrogativi morali: quanto di questo è necessario all’arte? E quanto si avvicina invece alla pornografia emotiva? Zola viene spesso accusato di eccessi, di morbosità. Ma, come suggerisce Wells, la sua intenzione non è scandalizzare, bensì mostrare la realtà nella sua interezza. E nella misura in cui la letteratura deve interrogare il presente, il naturalismo zoliano – con tutti i suoi difetti – si impone come strumento critico.

3. “La Débâcle” come epopea del disincanto francese

Tra tutti i romanzi del ciclo Rougon-Macquart, La Débâcle occupa un posto unico. È il romanzo della disfatta – militare, politica, morale – della Francia nel 1870. Zola vi intreccia le vite di Maurice e Jean, due soldati uniti dalla guerra e poi divisi dalla Comune, come se l’intero dramma nazionale si condensasse nel microcosmo della loro amicizia e del loro scontro finale. La battaglia di Sedan, descritta con minuzia epica, rappresenta il culmine della narrazione: la foresta massacrata, il cavallo senza cavaliere, l’Imperatore impotente, la folla affamata – ogni dettaglio contribuisce a un affresco spietato e potente. E tuttavia, anche qui, il naturalismo viene travolto dall’impeto lirico: la morte, il dolore, la follia assumono una dimensione tragica che supera la mera documentazione. Come osserva Wells, Zola riesce là dove molti naturalisti hanno fallito: trasforma la cronaca in epica.

4. Critiche, ricezione e lascito del naturalismo zoliano

All’epoca della pubblicazione, Zola era oggetto di polemiche feroci. Da un lato, la critica moralista lo accusava di osceno e amorale; dall’altro, i letterati raffinati lo consideravano un autore rozzo e antiquato. Eppure, i dati di vendita dei suoi romanzi – culminanti con La Débâcle, che vendette 176.000 copie nel primo anno – mostrano una popolarità crescente. Come nota Wells, il vero valore di Zola non risiede nella coerenza del suo naturalismo, ma nella forza del suo impianto narrativo e nella tensione morale che anima le sue opere. Il suo lascito è stato ambiguo ma fertile: se i suoi diretti epigoni (Huysmans, Alexis, Ceard) hanno faticato a trovare una propria voce, altri, come Rosny o Hennique, hanno proseguito il suo lavoro in forme nuove, meno dogmatiche. Il naturalismo, dopo Zola, non è più un metodo, ma un’intenzione: l’intenzione di guardare il reale senza veli, e di raccontarlo con onestà e compassione.

Riferimenti

Wells, B. W. (1893). Zola and Literary Naturalism. The Sewanee Review, Vol. 1, No. 4 (Aug., 1893), pp. 385–401. The Johns Hopkins University Press.


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